Scappare con l’auto alla vista della Polizia non è reato… ecco cosa dice la legge

Vedere la faccia degli agenti quando conosci il loro codice e la legge in questione che tutela i tuoi diritti è impagabile. Informati per difenderti da eventuali soprusi…

Scappare con l’auto alla vista della polizia, quand’è reato?

La fuga in auto alla vista della polizia integra il reato di resistenza a pubblico ufficiale solo se si guida in modo imprudente, violando il codice della strada e mettendo in pericolo la circolazione.

Basta un semplice zig-zag nel traffico o un’inversione di marcia nonostante la striscia continua sulla strada per subire, non solo la multa conseguente alla violazione del codice della strada, ma anche un procedimento penale per resistenza a pubblico ufficiale. Possibile? Sì, se ai margini della strada c’è la volante della polizia e la condotta del conducente è volta a sfuggire agli agenti. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]: scappare con l’auto alla vista della polizia può essere reato in alcuni casi, ammoniscono i giudici supremi. Vediamo quando.

È lecito fare inversione di marcia dopo aver intravisto la pattuglia dei poliziotti ai margini della strada se il codice della strada lo consente. Inoltre non commette reato chi non si ferma e prosegue la marcia nonostante l’alt intimatogli dagli agenti (scatta, in tal caso, solo la sanzione amministrativa per violazione del codice della strada). Invece, scappare con l’auto alla vista della polizia integra il reato di resistenza a pubblico ufficiale [1] quando, con la propria condotta di guida, si mette in pericolo l’incolumità pubblica: è il caso, ad esempio, di chi, per sfuggire all’eventuale inseguimento della volontà o per occultare la propria targa, compie una serie di manovre azzardate, violando i limiti di velocità, facendo zig zag, passando col rosso, passando dove c’è divieto, ecc.

Le parole della Suprema Corte sono le seguenti: «La condotta di fuga dall’atto che un pubblico ufficiale stia legittimamente compiendo integra il reato di resistenza a pubblico ufficiale laddove sia connotata dall’elemento della violenza o minaccia per l’incolumità pubblica».

I concetti di «violenza» o «minaccia» per opporsi all’atto d’ufficio o di servizio richiedono un vero e proprio impiego della forza da parte del responsabile o un comportamento percepibile come minaccioso. Pertanto il reato non scatta nel caso in cui la condotta sia quella della mera resistenza passiva (come ad esempio in caso di fuga con l’auto) o dell’azione di divincolarsi spontaneamente ed istintivamente al compimento dell’atto del pubblico ufficiale.

Ma per aversi «violenza» basta che il colpevole si dia alla fuga alla guida di un’auto mettendo in pericolo l’incolumità personale degli agenti che lo inseguono e/o degli altri utenti della strada. In tal caso, oltre ovviamente all’illecito amministrativo per le violazioni del codice della strada commesse, si compie anche il reato di resistenza a pubblico ufficiale, in quanto il comportamento di guida integra di per sé gli estremi della violenza o della minaccia. Prosegue la Cassazione: «la violenza o minaccia deve consistere in un comportamento idoneo ad opporsi all’atto che il pubblico ufficiale sta legittimamente compiendo, in grado di ostacolarne la realizzazione».

Bisogna quindi distinguere tra:

  • la semplice fuga passiva che non costituisce reato, come quella di chi fa inversione di marcia (essendo consentito dalla segnaletica e dalla strada) o di chi cambia direzione alla vista della polizia;
  • la fuga minacciosa o violenta, che si caratterizza per le modalità pericolose della guida, che costituisce reato.

note

[1] Art. 337 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 17061/17 del 5.04.2017.

fonte: http://www.laleggepertutti.it

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