“Psicosi collettiva” pervade le strade di Catanzaro.

E’ una psicosi collettiva quella che pervade per le strade di Catanzaro.

Non si può far a meno di notare, e per farlo basta dare un occhiata sui social, che la maggior parte dei cittadini Catanzaresi  pensa che il decadimento socio-economico del centro storico sia da imputare ai commercianti.

E’  palese e sotto gli occhi di tutti la vera causa dello scempio operato ai danni dell’intera collettività, stranamente però il cittadino, almeno quello medio, (che con tutta probabilità  non segue neanche  la politica e tutte le vicende ad essa connesse),  attribuisce le cause di tutto proprio a coloro (i commercianti)  che hanno dato, e continuano a farlo tra mille difficoltà, un minimo di dignità alla  Città.

Ma partiamo dal principio.

La Democrazia affonda le proprie radici nel principio di libertà di ogni individuo nel rappresentare il proprio pensiero, le proprie valutazioni personali, in modo indipendente e  svincolato da ogni timore di ritorsione politico-sociale.

L’ essere contribuente , da in primo luogo il diritto di esprimere il proprio disappunto su talune azioni poste in essere da chi amministra la spesa sociale.

 In questa Città si chiama” lamento”.

Vorremmo però ricordare  che il ” lamento” del popolo Francese, per citarne alcuni, ha portato alla democrazia ed alla libertà, il “lamento” del popolo americano, ha portato alla democrazia gli Stati Uniti d’AMERICA, e potremmo citarne tanti altri.

In quei paesi il sinonimo è ” RIVOLUZIONE”,  che vuol dire rivendicare il diritto al lavoro ed alla dignità che ne consegue, pretendere di vivere e lavorare in una Città o Stato della quale si è contribuenti senza esserne vessati. Porre in essere spunti e riflessioni inerenti alla funzionalità  delle attività intraprese da parte di chi amministra la cosa pubblica, non può e non deve essere chiamata ” lamentela”.

Tenendo poi, in forte considerazione Umberto Eco  quando  disse :

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”

non ci resta che compatire chi dimentica cosa è stata Catanzaro e ciò che ha rappresentato.

Una Città amministrata con capacità  non cresce a metà, deve crescere nella sua interezza.

Il divario tra Catanzaro centro e Catanzaro lido non è stato voluto dai Cittadini, bensì da una linea politica  portata storicamente avanti da ” inetti”,  che sposta progressivamente il suo baricentro laddove si sviluppano gli interessi di pochi “potenti” a discapito dei tanti.

Quei “potenti” che con un meccanismo “neolitico” garantiscono, nell’ottica di uno scambio di favori ai  “Signori della Politica”  di rimanere al loro postocontinuando a depauperare la Città.

Complice l’assenza più totale  non solo del residente (che professando il bene comune),  ama egoisticamente il silenzio e la tranquillità davanti la propria porta di casa, ma sopratutto  di chi dovrebbe essere e per certi versi lo è (o lo era) il motore dell’economia cittadina.

Un silenzio assordante quello dei commercianti, segno inequivocabile di una resa incondizionata,  un rumore di sottofondo invece quello  sui social, creato ad arte,  che intorbidisce la visione della verità  garantendo  lo status quo a coloro che di questo hanno bisogno, per mascherare le proprie malefatte e distogliere l’attenzione.

In  una Città che avrebbe invece bisogno della voce di coloro che con un sussulto di orgoglio ed appartenenza dovrebbero combattere per essa.  

Le battaglie e le ingiustizie non si possono combattere postando un commento mentre si è seduti comodamente sul divano del proprio salotto.

di redazione

 

 

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