L’ipocrisia delle femministe anti Trump

Se durante la corsa alla casa bianca le proteste erano tante, ora che Donald Trump si è insediato definitivamente per i prossimi 4 anni, le proteste delle femministe, soprattutto musulmane, sono all’ordine del giorno.
Dilagano su internet le bufale, i titoli subdoli e clickbait che generano disinformazione, nutrono la pancia degli agit-prop finti progressisti. Li chiamo finti progressisti perché la nuova moda degli anni 2000 è tacciare di antichi, razzisti, fascisti, nazisti, paradossalmente chi la donna vorrebbe vederla indipendente e non succube, subordinata ad altre 5 o più mogli, libera di fare il bagno senza chador, ( e non parlo di fatti immaginari, ma di chi voleva abolire le leggi anti poligamia in Europa) , di guidare e fare uso della parola per dissentire. Li chiamo finti progressisti perché urlare all’uomo cattivo è facile e gratificante, ed è qui che si nasconde ( neanche troppo a dir la verità) il vero populismo incessantemente nominato fuori contesto: il nuovo progresso dovrebbe essere, per loro, indossare nikab e osannare la parità dei sessi salvo poi subire le violenze, a casa, del bipede senza intelletto sposato.
Circolano varie foto in rete, quella postata più in alto è anche quella che maggiormente mi ha indignato.
La gente sa veramente chi sono e per cosa protestano le femministe anti trump? Un esempio? La donna in primo piano da sinistra è Linda Sarsour, l’attivista che difende la sharia negli Stati Uniti. Sharia, signori, non il festival della pace. L’albero genealogico della signora Sarsour vanta fratelli e cognati in carceri israeliane, ovviamente per aver compiuto attentati terroristici, e un marito che sostiene pubblicamente l’organizzazione terroristica Hamas. Come se non bastasse, assistiamo alla solita storia di ipocrisia e protezionismo ai danni della nazione: invitata per ben 7 volte alla Casa Bianca dal presidente Obama, accusa poi gli Stati Uniti di razzismo e xenofobia in seguito all’auto esplosione di un clandestino, sostenendo che quest’ultimo fosse invece un agente della CIA.
Nonostante la rispettabile organizzatrice della marcia abbia partecipato, lo scorso anno, al convegno di Chicago dei Fratelli Musulmani, noti sostenitori degli attacchi kamikaze, di Hamas e di tutte le pacifiche organizzazioni fondamentaliste, i partecipanti erano davvero animati da un comune sentimento di unione contro l’odio di Trump, dietro i passi della più nota antisemita d’America. ( per ulteriori informazioni: http://www.linformale.eu/lantisemita-organizzato-la-marcia-delle-donne-washington/ , http://therightists.com/womens-march-organizer-linda-sarsour-the-sharia-law-is-a-great-idea/ )

Se le vostre sicurezze ancora non vacillano causa presunzione che ogni sillaba messa in atto dal nuovo Presidente sia ingiusta moralmente, cerco di fare più chiarezza:
Ci sono più di 40 paesi al mondo a maggioranza musulmana, sono stati bloccati gli ingressi per 7 di questi, 6 in conflitto aperto tra truppe regolari e islamisti, ISIS e Al-Shaabab. Al contrario di quello che sostengono i vari Saviano e Tommasi in Italia, il pericolo di infiltrazioni terroristiche è reale, a prescindere da come la si pensi su Trump o in generale sul terrorismo. L’altro paese è l’Iran, qui la questione è oggettiva: Trump e gli americani che l’hanno votato vedono l’Iran come un nemico per via dell’atomica e delle tensioni con Israele, con il quale Trump ha dichiarato di voler riallacciare i rapporti.
Il programma di accoglienza profughi è stato sospeso per 4 mesi, per permettere i controlli necessari a difendere il Paese dal terrorismo islamico che sta flagellando l’Occidente, meno sveglio, ormai da mesi.
Dunque traendo le conclusioni: Il blocco è per tutti quei paesi divisi da conflitti interni e dal terrorismo islamico.
In Italia si reputa strano il fatto che si debbano rivedere i visti, secondo la mia personale visione dei fatti si tratta esclusivamente di sicurezza nazionale e controllo delle frontiere.
Sostengo la protesta e la guerra fatta a chi violenta la democrazia, per questo motivo non sostengo la lotta di donne che infangano secoli di lotta per la vera emancipazione, anche nei Paesi da cui provengono le pseudo femministe: Iran, Afghanistan, Marocco dal 13 gennaio di quest’anno.
Vedo le suddette rinnegare la storia e insieme ad esse chi le acclama senza informarsi: negli anni ’70 le donne musulmane scesero in piazza a manifestare contro l’imposizione del burqa, ora lo si indossa a costo di elogiare il globalismo e la Sharia come messaggio di innovazione, dimenticando che simboleggia tutto ciò che è sempre stato il loro vero avversario.

Valentina Falsetta per timenews24h.it

fonte https://valentinafalsetta.blogspot.it/2017/02/lipocrisia-delle-femministe-anti-trump.html?m=1

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