La storia della seta a Catanzaro?Ecco cos’era la città un tempo.

L’arte della seta in CatanzaroL’industria serica imperniò nel passato tutta la vita economica di Catanzaro, dandole ricchezza e lustro. Vera istituzione cittadina richiamò tutte le cure dell’Università e il favore speciale del governo, e a tale interessamento va dovuto quell’incremento dell’industria, che venne a mancare quando fu oggetto di sfruttamento fiscale. In una membrana del 1295, alla presenza di Giovanni di Monforte, conte di Squillace, è fatto inventario di diversi tessuti preziosi di seta in cuscini di Cathasarito, panni d’oro e seta, sciamici e zendadi di diversi colori.A Catanzaro fu fabbricato quello stupendo parato di velluto verde intarsiato d’oro che ornava la grande sala della reggia de’ Durazzo in Castel Capuano, donato, come s’è detto, a Ladistao dall’Università di Catanzaro per l’ottenuta demanialità, pel disgravio del dazio sulla tessitura e per la conferma del dazio protezionista imposto dagli Angioini sulle sete d’Oriente, onde l’industria paesana maggiormente prosperasse. Secondo una tradizione locale furono de’ Catanzaresi ad importare l’arte in Francia. Si ricorda che nel 1399, dichiaratasi Catanzaro per Ladislao, il conte Nicola Ruffo ispirato da emissari del catanzarese Tommasino De Cumis, cercò di riaverla impadronendosi de’ molini e così affamare la città. Il tentativo andò fallito, e i partigiani francesi riportarono una strepitosa rotta. Alla congiura aveano partecipato non pochi catanzaresi, quasi tutti tessitori, tintori e torcitori di seta, i quali temendo d’essere scoverti e decapitati, seguirono i soldati angioini in Provenza e furono i primi maestri dell’arte della seta in Francia.I privilegi concessi all’arte della seta di Catanzaro ne garantirono lo sviluppo. Sotto Ferdinando I, Napoli e Catanzaro furono eccettuate dalla proibizione di manifatturare seta. I mercanti catanzaresi erano affrancati di tutti i dazi, anche di quelli della seta. Grandissima importanza e speciali garanzie acquistò l’industria quando fu concesso il Consolato dell’Arte della seta. Ne’ Capitoli del 30 Marzo 1519 l’Università di Catanzaro chiedeva: «Item attento in dicta Cita si exercita l’arte dela sita fandossí velluti damaschi setini tafetani et altri magisterij de sita dove sin ad hoge so più cincocento telari et similmente in dicta Cita… altri arti como so sarti et scarpari et altri artisani et quando sopra de quilli fossero diputati li quatro deli arti per loro superiori tutti dicti arti se meglioreriano et la Cita ne haveria più utilita et majore reputatione sincomo se acostuma et observa in la Cita de Napoli et in altre bone Citade pertanto se supplica se digneno ordinare che in dicta Cita se debbiano eligere li dicti mastri de larte per la Cita predicta secondo se acostuma in dicta Cita de Napoli et cum la medesima prerogativa et jurisditione».

Il re concedeva che coll’intervento del Capitano della città venissero eletti i consoli delle arti «qui habeant simplicem cognitionem si opera artisiani sunt bona vel mala et si in eis intervenit fraus aut non, omnis autem istitutio circa personas et alia remaneat penes officiales regios prout hactenus».

Fu questo il primo consolato dell’arte della seta che si fondò nel Regno, dopo quello di Napoli, fondato da Ferdinando I, nel 1465, e composto di tre consoli della nobile arte della seta.

fonte (http://www.museodellaseta.com/)

Oreste Dito, La storia calabrese e la dimora degli ebrei in Calabria dal secolo V alla seconda metà del secolo XVI, editrice Casa del Libro, Cosenza 1967.

 

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