Il glifosato nella pasta: non ci sono prove per poter dire che provoca Sla e Alzheimer…

Due ricercatori che solitamente si occupano d’altro hanno pubblicato su una rivista scientifica non autorevole le proprie deduzioni senza aver condotto alcun test.

di Gianluca Dotti    fonte https://www.wired.it/

Giornalista scientifico

Ci siamo permessi di pubblicare questo articolo del signor Dotti in quanto riteniamo avvalorato da informazioni sapientemente illustrate al pubblico, essendo inoltre l’argomento in questione, importante e da non stigmatizzare. Così il signor Dotti:

Partiamo dalla tesi che sta circolando in rete: i derivati del grano al glifosato”  (ossia coltivato utlizzanto glyphosate come erbicida) provocherebbero danni alla salute umana, almeno secondo quanto si legge negli articoli online comparsi questa settimana.

A sostenere questa tesi sono stati diversi siti, a partire dalle informazioni uscite in una presunta pubblicazione del Massachusetts Institute of Technology (il Mit).

Secondo questa storia, che ha tutti i contorni di una bufala, “il glifosato presente della pasta e nel pane può provocare malattie gravi” fra cui “diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e il morbo di Parkinson”. E siccome il problema riguarderebbe “soprattutto la pasta che acquistiamo nei supermercati”, l’invito è di “non acquistare più la pasta dei grandi marchi”, preferendo “la pasta prodotta in Sicilia”.

In realtà non c’è alcun nuovo studio scientifico serio che possa confermare o smentire questa teoria. Tutte le fonti su cui si basano gli articoli apparsi in rete, infatti, sono notizie vecchie o paper scientifici e testimonianze video di dubbia rilevanza.

Come hanno scoperto i debunker di Butac, l’articolo scientifico a cui si fa riferimento (anche se manca un link) è con tutta probabilità una pubblicazione dello scorso giugno uscita sulla rivista Journal of Biological Physics and Chemistry, edita da Collegium Basilea. Come sempre, per valutare l’attendibilità e l’autorevolezza di uno studio scientifico è bene verificare l’impact factor della rivista su cui viene pubblicato: ebbene in questo caso i valori degli ultimi anni sono sempre rimasti compresi tra 0,11 e 0,48. E questo indica, in sostanza, che si tratta di uno studio su cui non fare troppo affidamento, proprio come per la maggior parte delle riviste scientifiche edite da Collegium Basilea.

Scendendo poi nei dettagli della pubblicazione, si scopre che i due autori hanno solo estratto informazioni sparse da altri articoli pubblicati in passato, senza aggiungere alcuna prova scientifica nuova, ma anzi travisando in più punti le conclusioni a cui erano arrivati i colleghi. Tra l’altro uno dei due autori, Stephanie Seneff, è stata in passato protagonista di altre pubblicazioni controverse (tra l’altro sul tema dell’intelligenza artificiale, per il quale è ricercatrice al Mit), uscite sempre su riviste scientifiche di basso profilo. Sull’altro autore, Anthony Samsel, non esistono prove concrete di studi passati se non quelli auto-dichiarati sui social. Sappiamo però che non lavora per il Mit, e che il suo unico legame con l’istituto di ricerca hi-tech e l’essere stato coautore di articoli pubblicati con Seneff.

Abbiamo quindi due autori di esperienza non dimostrata nell’ambito delle tecnologie alimentari, una pubblicazione su una rivista di bassissima autorevolezza e una serie di considerazioni (scritte con il condizionale)tratte da studi fatti da altri e dai quali si erano ricavate conclusioni opposte.

Certo, una storia di questo tipo non è sufficiente nemmeno per dimostrare il contrario di quanto sostenuto dagli autori. Si tratta di un tema delicato, ancora oggetto di dibattito scientifico e politico. Affermare che la pubblicazione sui siti di questa notizia è una bufala non significa necessariamente dire che il passaggio del glifosato (usato come diserbante in agricoltura) dal terreno al grano e dal grano alla pasta sia impossibile. Non significa che la correlazione tra l’assunzione di glifosato e lo sviluppo di alcune malattie sia inesistente. Ma per concludere che “il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla e il morbo di Alzheimer” occorrono prove ben più solide.

di Gianluca Dotti    fonte https://www.wired.it/

Giornalista scientifico

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