Quarantasei anni, giurista per formazione, professore di professione, quando Fiorita ha iniziato a far sapere che si sarebbe presentato alle amministrative di Catanzaro alla testa un movimento di nuovo conio, “Cambiavento”, in tanti hanno sorriso. Poi, quando all’assemblea pubblica che ha ufficialmente lanciato la sua candidatura sono arrivate centinaia di persone, molti  hanno iniziato ad aver paura. Perché alla Casa delle Culture di Catanzaro si sono fatti vedere molti di quelli che a votare non ci sono mai andati o non ci vanno più. Giovani, studenti, ecologisti, attivisti delle più diverse organizzazioni.

Ma soprattutto molti dei “delusi” del centrosinistra, che a Pd e alle altre sigle partitiche hanno voltato le spalle dopo l’ingloriosa rottamazione di Salvatore Scalzo, l’ex giovanissimo candidato sindaco dem, che nonostante uno straordinario recupero di consensi, è stato estromesso dal Pd locale dopo una sconfitta al fotofinish. Troppo autonomo per molti inossidabili dei Palazzi. Gli stessi che considerano oggi troppo incontrollabile Nicola Fiorita. “Ma io ho un percorso diverso” spiega il candidato di “Cambiavento”.

“È inevitabile che molti mi accostino a Scalzo – spiega Fiorita – e io stesso lo conosco, all’epoca l’ho sostenuto e gli voglio bene, ma ci sono differenze sostanziali nei nostri percorsi”. In primo luogo, la genesi. Scalzo è sempre stato un uomo di partito e lì ha costruito la propria battaglia. “La nostra è un’esperienza che nasce al di fuori dei partiti, per dare risposta ad una voglia di politica che nella società c’è, ma non trova nelle formazioni classiche interlocutori credibili”.

Da docente universitario, ma soprattutto attivista di lungo corso di diverse associazioni, Fiorita ha un osservatorio privilegiato. “Da una parte ci sono i ragazzi, che non votano o fanno una scelta che considerano di rottura, di protesta, ubriacati dalla retorica dell’antipolitica. Dall’altra parte, ci sono attivisti, anche storici, gente che si è sempre impegnata e adesso si sente orfana. Noi stiamo provando ad offrire un’alternativa”. Un po’ come succede a Padova con il docente Arturo Lorenzoni, che con il suo movimento civico spaventa sia l’asse leghista, sia un centrosinistra ormai considerato troppo affine ai suoi avversari.

Casi non isolati, che da Sud a Nord si moltiplicano. Come a Verona, dove Matteo Bertucco ha voltato le spalle al Pd, in cui ha militato, per mettersi alla testa di un movimento civico che riunisce associazioni e comitati. O a Belluno, dove il sindaco progressista Jacopo Massaro, si ripresenta solo con il sostegno di un pool di liste civiche, mentre i dem hanno ufficialmente scelto un’altra strada. Altrove, come a Piacenza e Parma,  lo scontro è stato evitato e pur di evitare un’imbarazzante sconfitta o un’emorragia di voti, i dem hanno – volenti o nolenti – accettato di sostenere un outsider.

Sono tutti candidati dal profilo e dal percorso diverso, ma una cosa li accomuna. La loro forza non sta nelle cordate di partito, ma radica in ambienti con cui il Pd e i più o meno nuovi partiti che gli gravitano attorno, non hanno più alcun contatto. A sostenerli ci sono infatti associazioni, comitati, ong, comunità, organizzazioni di volontariato, circoli culturali e no. Un problema politico non indifferente per il centrosinistra, ma non solo.  “Si tratta di persone cui l’antipolitica non può dare le risposte che cerca o comunque non in maniera definitiva” commenta Nicola Fiorita, “noi vogliamo essere invece un’alternativa credibile”.

Presidente di Slow Food e di Libera Catanzaro, vicino ad associazioni che si occupano di recupero di tossicodipendenti e di donne vittime di maltrattamenti, Fiorita è cresciuto nel mondo dell’associazionismo. “E non sono un figlio d’arte”. Il padre Franco è stato sindaco e uomo noto nella Dc catanzarese e “in casa – dice l’attuale candidato di Cambiailvento – si è sempre discusso o meglio litigato di politica. Forse anche per questo ho preferito impegnarmi in altro modo e ho resistito per tanto tempo alla “tentazione” di candidarmi”. Adesso invece – afferma – è “diventata un’esigenza, in linea con il mio percorso”. E se adesso arrivasse il Pd con una proposta di collaborazione o coalizione? “Si può dialogare sui programmi, sulle prospettive, ma se ci ritroviamo di fatto con due coalizioni di centrodestra, che vantano entrambe pezzi importanti del potere catanzarese, non ci sono proprio i presupposti”.