Cara Boldrini ora lo dice anche l’Europa:” i clandestini devono stare in galera, non in hotel a 4 stelle”

Che dirà adesso Laura Boldrini e compagni di sinistra? L’Unione Europea, forse per paura dell’avanzata dei populisti in tutta Europa, ha deciso di utilizzare il pugno duro contro l’invasione dei clandestini ed intima agli Stati membri di mettere in carcere gli irregolari che devono essere espulsi. In Italia li mettiamo in hotel a quattro stelle e ville di lusso.

Non è rassicurante la Relazione annuale al parlamento dei Servizi di informazione e sicurezza, presentata ieri a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e dal direttore del Dis, Alessandro Pansa. Nel focus sulla «Jihad in Europa», dice che il «tema dominante si è confermato quello dell’attesa della conquista di Roma, motivata anche dal ruolo assunto dal nostro Paese nella lotta internazionale al terrorismo e nella stabilizzazione delle aree di crisi, prima fra tutte la Libia».

L’Italia e la capitale sono nel mirino, lo dimostrano le immagini simboliche nella «pressante campagna intimidatoria della pubblicistica jihadista», con alcuni dei nostri più importanti monumenti e con figure di grande rilievo, come il Papa. Segnali inquietanti vengono dalle carceri, dove «l’esultanza manifestata da diversi detenuti dopo gli attentati di Bruxelles e Nizza» dimostra un risentimento così forte da poter spingere verso il terrorismo, una volta uscite. Ma la radicalizzazione, dice la relazione, è anche legata all’«influenza negativa esercitata in alcuni centri di aggregazione da predicatori radicali o da altri personaggi dotati di una certa autorevolezza all’interno della comunità, soprattutto nei confronti di giovani privi di adeguata formazione religiosa che potrebbero essere indotti a una visione conflittuale nei confronti dell’Occidente, foriera di derive violente». Mentre la relazione dei nostri 007 disegna questo quadro arrivano da Bruxelles le anticipazioni della nuova raccomandazione Ue agli Stati membri, attesa per mercoledì, dopo l’esame del collegio dei commissari. L’input è «detenere» i migranti destinati ai rimpatri, aumentare le risorse per favorire i ritorni volontari e tagliare le procedure burocratiche nazionali per accelerare le politiche necessarie a riportarli in patria.

L’allerta, dunque, è alta, ma Gentiloni spiega: «Sappiamo di essere in un mondo in cui si moltiplicano le minacce asimmetriche. A queste non si risponde nell’illusione di potersi proteggere chiudendoci ma accettando la sfida. Più sicurezza non vuol dire meno libertà. Avere più sicurezza è una condizione per continuare a vivere liberi e poterci permettere una società aperta». Pansa raccomanda fiducia in servizi e forze dell’ordine, ricordando che la minaccia «è testimoniata non solo da attacchi effettivamente verificatisi lo scorso anno, ma anche dalle numerose pianificazioni sventate o fallite, oltre che dal crescente numero di segnalazioni di progetti offensivi».

Quanto al rapporto tra immigrazione e terrorismo, il direttore del Dis sottolinea: «Non esistono elementi di connessione con una strategia jihadista che voglia utilizzare i migranti per infiltrare e inviare terroristi in Italia. Rimane un rischio potenziale e la guardia è alta». Per il finanziamento, c’è una «sempre più accentuata tendenza alla diversificazione». La fonte primaria rimane il commercio illegale di prodotti petroliferi estratti nelle aree occupate, ma in particolare in Libia si osservano contatti tra «gruppi terroristici e network criminali attivi nel traffico di esseri umani». Nelle aree più instabili è più frequente che delinquenti e islamisti radicali si spartiscano i profitti, anche nel commercio di «documenti di identità e titoli di viaggio».

 

Con fonte Il Giornale

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