Belgio: Nata donna decide di cambiare sesso; subito dopo il pentimento ma…. chiede ed ottiene l’eutanasia

Nata bambina, Nathan si sottopone a cure e operazioni per diventare uomo. Ma il disagio è tale da portarlo a chiedere l’eutanasia

Il caso anche se risale al 2013  ha suscitato enormi dibattiti e polemiche, com’era inevitabile accadesse per una vicenda che tocca da vicino argomenti così sensibili. La storia arriva dal Belgio e vede protagonista Nathan Nancy Verhelst, unica figlia femmina di una famiglia che aveva altri tre figli maschi più grandi. Una figlia non voluta e a cui, fin da piccola, è stato ripetuto che sarebbe stato meglio se fosse stata un maschio.

 E arrivato all’età dell’adolescenza, Nathan, effettivamente, inizia a sentirsi fuori posto nel suo corpo di donna: veste con abiti larghi e dal taglio maschile ed è attratto dalle ragazze. Da quel momento, il suo desiderio diventa quello di potersi operare per cambiare sesso e diventare a tutti gli effetti un uomo. Così, si sottopone alle lunghe terapie ormonali e, nel 2009, affronta una prima operazione di mastectomia, seguita, qualche tempo dopo, da un intervento di ricostruzione dei genitali.

Quello che appariva il desiderio di tutta una vita, però, non si rivela tale, e il malessere di Nathan, invece che diminuire e consentirgli di ricominciare una nuova vita, lo fa sprofondare in una spirale di depressione ancora maggiore.

Come dichiarato dallo stesso protagonista, fin da subito dopo l’operazione, la reazione nel guardarsi allo specchio è quella di una profonda avversione per se stesso, un rifiuto di quel nuovo corpo che viene percepito con odio. Nathan non era a suo agio come bambina, ma non lo è nemmeno nella nuova veste di uomo. E a quel punto, l’unica via d’uscita da un abisso fatto di disperazione e disagio interiore, appare quella della morte.

Qui si apre il dibattito più acceso: perché sebbene l’eutanasia sia legale, in Belgio, da più di 10 anni, non era mai successo che qualcuno chiedesse di poter ricorrere alla “dolce morte” senza essere affetto da una malattia terminale o estremamente degenerativa. Dal punto di vista legale, anche gli avvocati della commissione nata per approfondire l’accaduto, non trovano nulla da eccepire, assicurando che le sofferenze di ordine psicologico di Nathan erano tali da risultare insopportabili e, dunque, compatibili con la richiesta di eutanasia.

Inoltre, assicurano gli amici e il medico che fino all’ultimo lo hanno assistito, Nathan se ne è andato sereno, trovando nell’estremo gesto di porre fine alla sua vita quella pace che in vita, con nessun corpo, gli era stato possibile raggiungere.
Ma la questione, naturalmente, più che sulla legalità punta il dito sul punto di vista morale e di principio, fomentando una discussione che in Belgio è al momento accesissima anche sulla possibilità di concedere l’eutanasia anche ai minorenni.

fonte: ansa.it

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