Attenzione alle cartelle IRPEF e IVA: la prescrizione breve 5 anni ……

Cartella Equitalia: prescrizione di cinque anni anche per Irpef e Iva?

La cartella esattoriale avente ad oggetto imposte erariali (Irpef e Iva) si prescrive in cinque o dieci anni? Non esiste una norma che fissi il termine entro il quale tali imposte possono essere pretese e riscosse dal Fisco (norma prevista invece, per esempio, per i contributi Inps o per il bollo auto). La risposta deve allora essere ricercata nell’interpretazione giurisprudenziale.

Secondo l’indirizzo maggioritario [1], proprio l’assenza di una norma che stabilisca i termini di prescrizione dei tributi erariali, renderebbe applicabile il termine ordinario decennale. La regola generale prevista dal codice civile è, infatti, la seguente: «Salvi i casi in cui la legge dispone diversamente, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni» [2].

Si sta tuttavia sviluppando l’indirizzo opposto [3], secondo il quale deve ritenersi applicabile anche ai tributi erariali (Irpef e Iva), così come a quelli locali (Imu, Ici, Tari ecc.), il termine di prescrizione quinquennale, in ragione del fatto che si tratta di somme che devono essere pagate annualmente. Difatti, il codice civile [4] prevede, in via eccezionale, il termine di prescrizione breve di cinque anni per tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi. Potrebbe essere sicuramente il caso dell’Iva e dell’Irpef, per le quali il contribuente presenta annualmente la dichiarazione fiscale.

Il problema interpretativo si pone per i soli tributi erariali, dal momento che per tutti gli altri crediti, potenzialmente oggetto di riscossione esattoriale, singole norme speciali prevedono i relativi termini di prescrizione. Si veda, a tal proposito, Prescrizione cartella Equitalia: la tabella con tutti i termini.

Deve ritenersi in ogni caso esclusa, come definitivamente sancito dalle Sezioni Unite della Cassazione [5], l’applicazione acritica del termine di prescrizione decennale proprio dei soli provvedimenti giudiziari divenuti definitivi [6]. Ciò vuol dire che, la cartella esattoriale, anche se notificata e non impugnata, non può mai essere paragonata ad un provvedimento giudiziale (per esempio sentenza o decreto ingiuntivo) e non acquista quindi, al pari di quest’ultimo, la cosiddetta efficacia di giudicato (definitività).

Di conseguenza, per il calcolo del termine di prescrizione di una cartella esattoriale, occorre sempre fare riferimento al tributo/credito che ne è oggetto, non potendosi automaticamente trasformare in termine lungo di prescrizione (decennale) un termine più breve.

Proprio nel calcolo del termine di prescrizione del tributo, quando esso consiste in un’imposta diretta, rileva l’interpretazione del giudice il quale deve decidere se applicare:

  • il termine ordinario di prescrizione decennale, in virtù della mancanza di una norma speciale che preveda un diverso termine per le imposte dirette;
  • il termine breve di prescrizione quinquennale, in virtù del fatto che si tratta di imposte da pagare annualmente.

Si precisa che, per ora, la giurisprudenza di legittimità opta per la prima ipotesi, ma sono degne di considerazione anche le motivazioni a sostegno della seconda ipotesi, alla quale molti giudici di merito stanno aderendo.

fonte: www.leggepertutti.it

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